Da tempo assistiamo alla proliferazione di nuove associazioni, gruppi e micro‑movimenti infermieristici che avanzano rivendicazioni spesso legate a interessi individuali o di nicchia. Questa frammentazione continua dimostra quanto la nostra storia professionale non sia stata compresa fino in fondo: invece di consolidare un fronte unitario, disperdiamo energie in aggregazioni marginali, incapaci di incidere realmente sul destino della categoria.
La domanda è inevitabile: perché la Professione infermieristica non riesce a costruire una sintesi forte, condivisa e strategica degli obiettivi fondamentali della categoria? Anche l’Ordine – già Collegio, per anni percepito come distante – non ha saputo esercitare un ruolo incisivo, frenato da dinamiche politiche che hanno limitato la sua capacità di rappresentanza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: disagio professionale diffuso, insoddisfazione, fuga dalla professione, demansionamento, svalutazione economica e contrattuale.
Eppure, la nostra storia ha prodotto segnali chiarissimi, spesso ignorati. Un elenco – non esaustivo – delle principali criticità che hanno indebolito la compattezza e l’identità della categoria:
Accesso alla professione con modalità improvvisate, come il passaggio da ausiliario ad infermiere tramite semplice lettera del primario.
Riqualificazioni accelerate degli infermieri generici con soli sei mesi di corso.
Percorsi formativi ridotti (due anni di scuola superiore) fino agli anni ’90.
Abolizione del mansionario senza una visione evolutiva chiara e condivisa.
Diploma di scuola media superiore come requisito per il diploma universitario.
Diploma di scuola media superiore come requisito per la laurea breve.
Proliferazione di master universitari, soprattutto online, spesso privi di reale spendibilità.
Lauree brevi “creditizie” ottenute tramite percorsi ridotti.
Business delle lauree e degli aggiornamenti professionali online.
Legge sulle Professioni specialistiche mai resa operativa per ragioni politiche.
Formazione universitaria sottratta agli infermieri e indirizzata altrove (MED45).
Eterogeneità politica e accademica dei percorsi universitari, incluse le lauree magistrali.
Dirigenza infermieristica ostacolata politicamente e mai pienamente attuata.
Transizione da IPASVI a Ordine senza una visione strategica del “dopo”.
Professione oggi laureata e iper-qualificata, ma ancora incardinata in un contratto pensato per operatori tecnici.
Questi elementi delineano una realtà professionale frammentata, disomogenea, priva di un’identità corporativa forte e riconosciuta. Una categoria in cui convivono professionisti con background culturali diversi, anche a parità di percorso universitario, generando conflitti, incomprensioni e una debolezza strutturale che si ripercuote sul presente e sul futuro della professione.
Finché gli interessi individuali continueranno a prevalere sugli interessi collettivi, la Professione infermieristica rimarrà vulnerabile, divisa e facilmente manipolabile. Solo una visione corporativa unitaria, fondata su obiettivi comuni e non negoziabili, potrà restituire forza, dignità e potere contrattuale alla categoria.
Nessun commento:
Posta un commento